STOMACO FORTE E CUORE DI FERRO

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A volte vivere a Milano è tanto difficile. Ci vogliono uno stomaco forte e un cuore di ferro a stare qui. Io non ho nessuno dei due, figurarsi. Quando esco e faccio una passeggiata, non c’è giorno in cui torni a casa pienamente felice. È una delle città più belle del mondo, per alcuni la più bella d’Italia…eppure pochi sanno che Milano non è sono palazzi, moda e ricchezza: Milano è tanta povertà. Quella invisibile, perché sotto ai grandi edifici quasi scompare. Quella muta, perché nel caos generale nemmeno la ascolti. Quella che ti raccontano, perché altrimenti non ce la fai. Io ad esempio non ce la faccio. Ce n’è così tanta che mi fa quasi paura. Al di lá di qualsiasi fazione politica, che perseguo poco e in cui credo ancor meno, mi fa paura. Vorrei aiutare ogni signore che incontro, dare una mano ad ogni madre disperata, restituire a chi soffre la serenità. Vorrei migliorare la loro giornata, vorrei che si svegliassero con il sorriso di chi ama la vita…ma so bene che molti di loro non si sveglieranno più. E mi sento così impotente da fissare il ciglio di una strada chiedendomi come dev’essere fissarlo per sempre, in attesa di una moneta per sopravvivere. È passato molto tempo da quando mi sono trasferita a Milano. Ma viverla è comunque tanto difficile. Ci vogliono uno stomaco forte e un cuore di ferro a stare qui.

Io non avrò mai nessuno dei due, figurarsi.

STOMACO FORTE E CUORE DI FERRO

QUAND’ERO PICCINA

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Ogni tanto ripenso a quand’ero piccina. In realtà ci ripenso più di ogni tanto. In realtà ci ripenso davvero tantissimo. In realtà ci ripenso proprio sempre. Semprissimo. E la prima cosa a cui penso sono i cartoni. Ero perdutamente, follemente, smisuratamente innamorata dei cartoni. C’era una cosa però che non capivo mai: perché i grandi s’annoiavano? In una stanza piena di grandi, i cartoni piacevano solo a me. Questa era una cosa davvero buffa, perché i film piacevano a tutti. Ma io credevo che i film non avessero nulla in più dei miei cartoni meravigliosi. Così mi son fatta una promessa: da grande i cartoni mi piaceranno come mi piacciono adesso. Se tutti si stufano e li abbandonano, io non lo farò. Perché i cartoni non vanno abbandonati. E nemmeno le storie che raccontano. E nemmeno i loro protagonisti. E le loro canzoni. Io non mi stuferò mai.

Oggi ho ventun’anni, vado all’università e guardo ancora quei cartoni. E sono perdutamente, follemente, smisuratamente innamorata delle storie che raccontano e dei loro protagonisti e delle loro canzoni.

E non voglio stufarmi mai.

QUAND’ERO PICCINA

RICONOSCERMI IN TE

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-Ti capita ancora di perderti?

-Oh beh, mi capita sempre di perdermi. Mi capita di perdermi ogni volta che ti vedo e mi trema il cuore perché lo so io l’effetto che mi fai. Mi capita di perdermi quando guidi e ti giri e mi dici “che c’è?” e io ti sorrido perché mica lo spieghi l’Amore. Mi capita di perdermi quando guardo le nuvole e penso che sarebbero parecchio tanto di nuovo più belle con te. Mi capita di perdermi mentre il mare m’accarezza il viso e tutte le sue onde insieme non fanno mai le tue mani. Mi capita di perdermi quando sei lì che fumi e vorrei tuffarmi a capofitto nei pensieri che fai. Mi capita di perdermi appena parti, che non lo so quando ti riabbraccerò. Mi capita di perdermi appena sul telefono c’è scritto il tuo nome, e se invece squilla mi perdo un pizzico di più. Mi capita di perdermi in qualsiasi parte del mondo perché in ognuna ti ho accanto, anche se non ci sei. Mi capita di perdermi quando il tuo profumo mi travolge e potrei vivere di lui. Mi capita di perdermi da quando ti ho incontrato e mi è capitato di perdermi e poi subito dopo

riconoscermi in te.

RICONOSCERMI IN TE

VOI METTETECI IL CUORE

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Quando ci metti il cuore e un pezzetto lo lasci dove lo senti al sicuro.
Lì lo sai già che non è tempo perso.

A volte mi chiedete come faccio a trovare nelle cose il lato bello se quelle cose di bello poi non hanno niente. Oggi mi piacerebbe dirvi la verità. Quella che davanti alla domanda qui sopra non dico mai. Io non lo so come faccio, sul serio. Non lo so. E credetemi se c’è una fatica immensa nel rispondervi perché insomma: come si fa a rispondervi bene? Vorrei dirvi quello che vi dico sempre…che non è il mondo ad essere difficile, sono i nostri occhi che lo sono. Sono i nostri occhi che non vedono bene tutto quello che c’è intorno a noi. La bellezza in un gesto, in un bacio, in una parola, in una carezza, in una stella. Vorrei dirvelo ancora perché ve lo dico sempre e ormai mi sono così abituata che vorrei dirvelo di nuovo, mille altre volte diverse. Eppure non voglio dirvelo più. Perché lo so. Lo so che non sono i nostri occhi ad essere difficili, è il mondo che lo è. Vivere è una delle imprese più eroiche della storia. Il fatto é che non lo dice nessuno. Perché è quasi scontato, sapete, che ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare. È quasi scontato che siamo qui per amare, piangere, lottare, vivere. É quasi scontato vivere. Eppure stiamo parlando del verbo più potente del mondo: vivere. Sapete perché non lo tira fuori nessuno? Perché se ne ha paura. Si ha la costante paura di risultare o troppo depressi o troppo filosofi o tutti e due insieme e quindi troppo noiosi. La gente ha paura di dire che a volte ha paura di vivere. Che spesso il futuro è un punto interrogativo gigante quanto il castello dei propri sogni o quanto le montagne russe più alte del pianeta. La gente ha paura, perché se chi abbiamo vicino è felice 24h su 24h noi lo saremo a tutti i costi 25h. E per esserlo 25h non tratteremo mica un discorso del genere perché un discorso del genere rende deboli, non forti. E noi siamo forti, siamo sempre tutti forti. Vivere è una delle imprese più grandi dell’uomo. La più grande, forse. Un gioco di carte in cui al cinquanta per cento incide la sorte e al restante cinquanta incidi tu. Spesso succede che la sorte punta tutto su di te e se tu avevi già puntato tutto su di lei la vostra associazione va in perdita. Solitamente questa perdita non genera grandi scosse, o meglio: non lo fa quando dietro c’è chi la rivuole, un’altra manche. Chi la cerca ad ogni costo nonostante tutti i costi. E lì beh, bisogna essere svegli: perché una volta la sorte ti ha anche fregato, ma la seconda la devi fregare tu. Come una partita in cui sei stanco morto e vorresti solo salutare e andare via ma hai qualcosa di serio che ti trattiene lì, seduto proprio a quel tavolo, desideroso di prendere tutto quello per cui hai anche deciso di rimetterci. Però non è affatto scontato, vedete, che se si è in ballo si deve ballare. Molti ascoltano semplicemente la musica perché un’altra figuraccia mai e poi mai. E la cosa più triste è che l’unica figuraccia in fondo è quella con sè stessi. Perché non bisogna lanciarsi in pista a qualunque condizione, è vero. Però bisogna essere bravi a capire quando la danza (ogni tanto rivisito) vale la candela, sempre. Stiamo parlando del verbo più potente del mondo. E non è ballare, no: è vivere. Vivere. In tutto quello che esso significa. Vivere fa paura, lo sappiamo. Ma è anche l’esperienza più bella che ognuno di noi ha tra le mani. Quella che non puoi dimenticare, perché sarebbe come dimenticare te stesso. Sarebbe gridare “tana libera tutti” quando ancora non si è finito di contare. O pensare di vincere a Monopoli senza nemmeno un possedimento. O tralasciare le tabelline e poi pretendere di risolvere un’espressione. Sarebbe semplicemente stupido, diciamocelo: perché vivere è spettacolare. È la possibilità di fare di un tempo qualcosa di grande. È uno spettacolo limited edition ma limited davvero, perché a goderne sei solo tu: nessun altro. È un viaggio di sola andata sapendo che un ritorno c’è pure, ma non ti interessa. È per questo che io trovo il bello nelle cose che di bello poi non hanno niente. Perché vivere è anche questo, anzi: è soprattutto questo. E se non ci emozioniamo per le piccole cose…per un fiore che ha resistito anche sulla neve, per un bambino che sorride alla sua mamma un pochino distratta, per un signore che non ha nulla con sè ma è ricco di tutto: per cosa potremmo? Vivere è amore. Per me non esiste anagramma più riuscito di questo (anche se nel suo senso figurato). È amore perché anche quando il mondo sembra crollarti addosso, anche quando una persona importante ti delude, anche quando giuri a te stesso che non amerai più: ami di nuovo. Ami di nuovo e sei talmente felice che non fai che ripeterti: “che sciocco io, che pensavo davvero di rinunciare a tutto questo.” Che sciocco, sì. E che sciocchi tutti noi a pensare che forse sono i nostri occhi ad essere difficili, forse è addirittura il mondo che lo è…ma che non abbiamo alcuna voce in capitolo. Di voce ne abbiamo, eccome. Se i nostri occhi vedessero la luce che portiamo dentro, se il mondo ascoltasse le canzoni che ogni giorno componiamo per lui…beh: nessuno mi chiederebbe più come faccio a trovare nelle cose il lato bello se quelle cose di bello poi non hanno niente.

Voi metteteci il cuore e un pezzetto lasciatelo dove lo sentite al sicuro.
Lì lo capirete presto che non è affatto tempo perso.

VOI METTETECI IL CUORE

MEZZANOTTE E UNO

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Se mi chiedessero
di raccontare
uno dei momenti più belli
che conservo di noi
io penserei subito
al primo dell’anno
quando tutti dopo la mezzanotte
si danno gli auguri
auguri che poi
nemmeno ricordi più
ma io penserei subito
al primo dell’anno
quando tutti dopo la mezzanotte
si danno gli auguri
e tu invece
me li hai dati a mezzanotte e uno
e quell’uno
è stato importante
perché non era mezzanotte e due
e tre, e quattro e cinque
era mezzanotte e uno
capirete
e a mezzanotte e uno
ancora si brinda
lasciando il telefono su un tavolino
laggiù
invece tu a mezzanotte e uno
hai pensato solo a me
e quel messaggio lì io
non me l’aspettavo mica
ed ero talmente sorpresa
e felice e sorpresa e felice
che sono passata di colpo offline
e in quel momento
ho avuto come un
presentimento d’amore
sai quelli lì
che un pò già te lo immagini
come andrà a finire?
A finire no
perché noi lo sappiamo
che tra di noi non finirà mai
ma appunto un presentimento
che ci siete tu e lui
e in mezzo a voi una magia
così tanta magia
che appena leggi il suo nome
da qualche parte
ti tremano già gambe e cuore
poi figuriamoci
se ti arriva un messaggio di auguri
a mezzanotte e uno
nel nuovo anno
e quello diventa dopo
il vostro anno
eh, come la mettiamo?
Quando tutti dopo la mezzanotte
si danno gli auguri
auguri che poi
nemmeno ricordi più
ma io il tuo
lo ricordo bene
quando tutti dopo la mezzanotte
si danno gli auguri
e tu invece
me li hai dati a mezzanotte e uno
e quell’uno
m’ha cambiato la vita
anche se a dirla tutta
me l’avevi cambiata
già tempo prima

che mi sei entrato in un sogno
in un giorno
e non sei andato via più.

MEZZANOTTE E UNO

COME UN PALLONCINO SUL FONDO DEL MARE

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Lui era stato per lei un fulmine a ciel sereno. L’aveva portata a rivalutare tutto, a credere ancora, a fidarsi ancora, a sperare ancora, ad innamorarsi ancora. Le aveva teso la mano dicendole semplicemente che non avrebbe temuto nulla al suo fianco. E da uomo di parola, lei sapeva bene che al suo fianco niente l’avrebbe spaventata mai. Ogni tanto si chiedeva se si sarebbe sbagliata, se un giorno avrebbe sofferto di nuovo, ma voleva tanto pensare che non sarebbe stato così. Che le promesse a volte si onorano e che non tutti i per sempre sono da buttare. Che non per forza il cuore deve farsi male, se c’è chi riesce a custodirlo con cura. Che i battiti sono preziosi se rivolti all’anima giusta. Che la felicità è un appuntamento galante capace di durare persino una vita. Che tutto l’amore che dai, prima o poi, sa tornarti indietro.

Come un palloncino sul fondo del mare.

COME UN PALLONCINO SUL FONDO DEL MARE